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Annalisa Trasatti_Urbis fragilis (Omaggio a Valeriano Trubbiani)

L’invito di Davide Mariani mi è tornato alla mente oggi 13 dicembre 2020.

Probabilmente non si tratta di un semplice un caso visto che proprio oggi ricorre l’anniversario della frana del quartiere Posatora di Ancona, da tutti oggi conosciuta come la “Frana Barducci”.

Correva l’anno 1982 quando in piena notte, oltre 340 ettari della collina del Montagnolo smottano, coinvolgendo 280 edifici, 865 case per un totale di 1071 famiglie evacuate!

Eppure Ancona non era nuova a catastrofi naturali, già nel 1972 un devastante terremoto, che durò oltre un anno, aveva reso il capoluogo marchigiano una città fantasma, quando questo non si era del tutto risollevato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Ed ecco che la fragilità, l’eterna insicurezza, il senso di perenne precarietà come possono non diventare parte integrante del carattere, dell’indole, dello sguardo  mai troppo lungo di noi cittadini dorici?

In soccorso ci viene però ancora una volta l’Arte, in particolare io ho scelto il nostro maggiore artista, lo scultore ed incisore Valeriano Trubbiani, recentemente scomparso (Macerata 1937- Ancona 2020).

Nella collezione del Museo Omero è presente la scultura Urbis fragilis dove l’ironia o meglio la critica beffarda che ben si addice al personaggio protagonista Pinocchio, omonimo di uno dei quartieri anconetani, è unito all’esaltazione delle effigi del passato, il tutto in una fabiesca discesa piena di dettagli tattili ben riconoscibili, così reali eppure paradossali.

Massimliano Trubbiani la descrive così: “L’opera si dispiega dall’alto verso il basso, dalle presenze di edifici di diverse epoche e stili, alternati a colonne tortili o scanalate corinzie, da alberi di pini stilizzati e rappresentati da grandi pigne. Su di una base di colonna si erge il busto di un baffuto condottiero di epoca ignota. All’estremità del lato destro ha origine il cedimento del terreno che si trascina verso il basso due torri ed una cupola di chiare fattezze rinascimentali.

La frana è segnalata e resa tattilmente da linee ondulate incise con profondi solchi. Alla base, vero e proprio apice emotivo dell’opera c’è una sedia modello di paglia, orfana di una gamba, da cui sembra appena essere caduto un tradizionale Pinocchio, il burattino ligneo, giocattolo irriverente per eccellenza, vestito da scolaro con gambe braccia tese verso l’alto. La superficie bronzea è lavorata con lievi tracce provocate dalla spazzolatura del metallo, a creare movimenti di smerigliature circolari che riflettono maggiormente la luce.

La base della città che sta crollando è più luminosa degli elementi giustapposti, lavorati fino a divenire più bruniti, rossicci, ma non tutti omogenei. La foglia alle spalle è argentea, resa dinamica da scanalature che ne solcano la superficie.

 L’aggregato urbano, sembra essere sul punto di dissolversi, proprio davanti allo spettatore, in quel preciso istante, precipitando lungo lo scivolo in un destino che sembra ineluttabile quanto naturale. […] Questa città risulta così percepibile in una dimensione lontana, come distaccata, onirica abitata da personaggi e presenze allegorici di sapore nostalgico nei confronti di una natura e un mondo perduti per sempre. ” 

Ancona è la città che Trubbiani ha scelto per amore e dove ha sempre vissuto insegnato e lavorato, riuscendo come pochi a raccontarla, a renderne attraverso le sue visioni le potenzialità e le suggestioni millenarie. Nessuno potrà restituire ad Ancona il quartiere storico Borghetto, letteralmente spazzato via dalla frana, ma di sicuro l’Arte può e deve raccontare, mantenere accesa la memoria, non come mera consolazione, come abbandono inerte, ma come cura della ferita, come una danza sopra alla crepe, ai fossati, ai muri, come filo che tesse reti…

Urbis fragilis (Omaggio a Valeriano Trubbiani) di Annalisa Trasatti

(Opera della collezione del Museo Tattile Statale Omero, Ancona), 1983, bronzo patinato, h75cm 

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