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Aperto 9:30 - 19:30
S.P. 11 ex Stazione ferroviaria Ulassai
Aperto 9:30 - 19:30
S.P. 11 Ex Stazione Ferroviaria Ulassai

Maria Lai. Lente sul mondo

a cura di Davide Mariani

«Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo».

Maria Lai

La mostra nasce con l’intento di mettere in evidenza l’attitudine di Maria Lai a riflettere su macrocosmi a partire da microcosmi, facendo di Ulassai, piccolo paese minacciato da frane nel cuore dell’Ogliastra, una metafora del mondo.

«Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo. Allora si parlava della bomba atomica…frane universali. E poi questo nastro che arriva…ma che vuol dire un nastro? Non vuol dire niente, non sostiene…però lì, nella storia, nella leggenda, si dice che quel nastro abbia dato una direzione di salvezza. E allora tutto il paese faccia quest’opera, dia un’immagine del mondo nuova e dell’arte. Perché l’arte è come quel nastro, bella da vedersi ma è soprattutto direzione di salvezza.»

La rassegna, che si compone di oltre venti opere appartenenti alla collezione del Museo Stazione dell’Arte, di cui alcune esposte per la prima volta al pubblico, indaga in maniera sistematica l’ambizione di Maria Lai di trovare un linguaggio artistico universale attraverso l’utilizzo della metafora, strumento imprescindibile di lettura della produzione degli ultimi trent’anni del suo percorso.

A partire dalla serie La rupe (2002), in cui grazie a un efficace, quanto essenziale, collage di carte strappate restituisce l’immagine dei tacchi che coronano Ulassai, il suo paese natale, da sempre fonte di ispirazione e universo creativo, la mostra alterna visioni scaturite da un’esperienza quotidiana, riconducibile al quel microcosmo che ha segnato la sua infanzia, come Paesaggio (1947), in cui modella con la ceramica un paesaggio roccioso, memore degli insegnamenti di Arturo Martini, che ritorneranno anche nell’opera Ovile (1994), una mattonella in marmo sulla quale applica una scultura in terracotta smaltata con le stesse cromie, ad altre di natura universale che invece hanno caratterizzato quel sentimento maturato nel tempo di “Ansia d’infinito”, come in Andende Andende (1995/2004) e Un pezzo caduto di cielo (2003), in cui il rapporto dell’uomo con lo spazio viene esplicitato attraverso la sabbia, le pietre, gli spaghi e la polvere d’argento. È in questo modo che dal microcosmo di Ulassai il suo linguaggio poetico si snoda seguendo traiettorie comunicative differenti: “da lontanissimo e da vicinissimo”, due facce della stessa medaglia, in cui il rapporto con l’io si estende fino allo spazio più remoto. Questa sua inclinazione all’infinito, che è anche profonda introspezione, si ritrova nella serie delle “geografie”, visioni cosmiche in cui l’artista mette in scena una forte proiezione verso l’universo, come in Terra e cielo (2006), La notte dei mondi scuciti (2006) e Lente sul mondo (2009), che dà il titolo alla mostra.

Il percorso espositivo si chiude con un focus sul tema della natività che, già dalla prima metà degli anni Cinquanta, riveste un ruolo centrale nella produzione di Maria Lai, per il forte valore allegorico che l’artista gli assegna. Il presepe, ancora una volta, rappresenta una metafora perfetta dell’arte, intesa come via di salvezza per il mondo: «Vorrei che l’arte fosse per tutti lo spazio di un Presepio da comporre, coi propri paesaggi, i propri personaggi, i propri pianti, i propri canti, i propri santi», recita uno dei cartigli in mostra che introduce alla sezione che dà conto della varietà dei materiali con cui l’artista ha plasmato le differenti natività, come il legno in Presepe dell’albero (1993/1999), la terracotta smaltata in Presepio (1956) e Presepe (1950/2002), ma anche realizzando i personaggi in iuta, come nel caso della pastorella con le pecore di Presepe (1954) o tramite la pittura a spray con mascherine su di uno sfondo scuro così da far risaltare le figure trasferite al negativo sulla capanna di compensato dentro la quale trova spazio un pane in terracotta con sovraimpresso un rametto di ulivo (Presepio con pane, 2009). I presepi di Maria Lai privilegiano una dimensione intima e discreta che rivela la dualità io/dio perché, come sostenuto dall’artista in un altro cartiglio, «Se re magi e pastori seguirono la cometa nella notte gelata, non fu per un’indagine astronomica fu un impegno a mettersi in discussione con l’infinito». 

Ph. Elisabetta Loi, Sergio Melis_Arasolè